DON’T YOU (FORGET ABOUT ME) I TEEN MOVIE DI JOHN HUGHES

John Hughes parlava a una generazione dimenticata, ai figli trascurati, sapeva ascoltarli e trattarli con cura, ne prendeva le parti; e anche se la sua adolescenza non era stata così travagliata come quella dei protagonisti dei film, in qualche modo riusciva a comprendere la natura del loro malessere interiore cercando di trovare una soluzione, una via d’uscita.

Scopriamo come nasce l’idea alla base di questa opera, parlando direttamente con Cecilia Strazza, l’autrice:


DontCopertina_prevenditaCom’è nata l’idea di questo libro?

Ho conosciuto John Hughes molto tardi, durante i primi anni di Università. Non so perché ma il suo nome era ovunque: alcune delle mie serie tv preferite citavano spesso le battute dei suoi film così, spinta dalla curiosità, ho finalmente colmato questa grave mancanza. La prima visione di Breakfast Club fu incredibile. Da lì non ho mai smesso di osservare, studiare e approfondire, e date le poche (se non inesistenti) pubblicazioni italiane dedicate al cinema di Hughes, mi sembrava fosse arrivato il momento di scrivere qualcosa in merito, ed è stata la motivazione principale per la stesura di questo libro.

Hughes aveva un modo unico di raccontare i ragazzi, quali sono i punti di forza del suo cinema?

L’umorismo, la sensibilità e l’originalità. Ha saputo cogliere il fiore di un’età complicata e assolutamente imperfetta con dei film che non esiterei a definire patrimonio dell’umanità (o almeno di una parte di essa, quella più giovane). Era una voce fuori dal coro, spiritosa, intelligente e soprattutto seria e rigorosa nei confronti di chi non aveva mai ricevuto un trattamento del genere, gli adolescenti.

Il film di Hughes che secondo te rappresenta meglio tutto questo?

Difficile sceglierne uno, ma forse direi Una pazza giornata di vacanza, l’ultimo teen movie della sua carriera, è la quintessenza del cinema di John Hughes.

Quanto ha influito la sua scrittura e il suo modo di fare cinema nelle generazioni dei cineasti che lo hanno seguito?

Moltissimo. John Hughes ha coniato un modello di rappresentazione degli adolescenti che diversi registi contemporanei prendono costantemente ad esempio, soprattutto nella commedia americana. La lista di film è infinita, ma basti pensare a pellicole come Easy A con Emma Stone e il più recente The Edge of Seventeen.

Tra i nuovi registi c’è qualcuno che ha saputo raccogliere la sua eredità?

Mi piace pensare che non ci sarà un altro John Hughes o che il nuovo John Hughes debba ancora nascere. Nella scena indipendente americana ho intravisto dei nomi interessanti, anche se nessuno si è mai realmente avvicinato al suo cinema.

Il tuo personaggio preferito nella filmografia di Hughes.

Sono due in realtà: Allison di Breakfast Club e Cameron di Una pazza giornata di vacanza. Tragicomici, disperati e un po’ sfigati. Mi ricordano me durante il liceo.

Hughes è inscindibile dalle colonne sonore che hanno reso uniche i suoi film… che rapporto c’è tra pellicole e musica?

Tutti i film di John Hughes, specialmente quelli relativi alle tematiche teen, suonano come vecchi vinili. Dentro c’è la musica migliore degli anni Ottanta, l’espressione di quella rottura con il passato che equivale al suo modo di fare cinema.

L’ultimo libro che hai letto.

Neanche a farlo apposta, un romanzo che vede protagonisti dei ragazzi: Dio di illusioni di Donna Tartt.

L’ultimo film che hai visto.

Tramps. Tra le cose più belle che vi capiterà di vedere quest’anno.

La pellicola senza tempo che consiglieresti a tutti di vedere.

 .Boyhood, di Richard Linklater. E’ un film che non invecchierà mai

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