KUROI LIBRI – INTERVISTA A JESSICA RAVERA

Per la Bakemono hai scritto La strana notte del conte stecchito, la filastrocca di Chester e ti sei occupata della traduzione in spagnolo di Ali di Corvo. Qual è il progetto che ti ha coinvolto di più? Sei ancora amica del Conte Stecchito?

Ecco… nell’ultima parte della tua domanda è contenuta la mia risposta: il Conte Stecchito! Scrivere la filastrocca di Chester, avendo anch’io un cane, mi ha scaldato il cuore; tradurre Ali di Corvo, mi ha permesso di misurarmi con una lingua diversa e provare a dare un senso alle tue parole; creare il Conte e inventarne la storia, be’ è stato davvero un momento magico, quando poi ne ho visto la realizzazione grafica di Claudia non ci potevo credere, era esattamente come l’avevo sognato!

Il romanzo che hai scritto al quale sei più legata e perché.

Il mio primissimo romanzo, scritto ormai tantissimi anni fa, il più dolcemente acerbo, il più violentemente delicato. Lì ci sono io in tutto e per tutto. Però non voglio rivangarne il titolo, chissà mai che lo proponga alla Bakemono 😉

Il libro che stai leggendo in questo momento.

Oltre ai romanzi che sto traducendo dal tedesco, ho iniziato da pochissimo Reykjavík Café di Sólveig Jónsdóttir, perché sono una fanatica dei libri ambientati bene in un determinato luogo dove succede molto poco… amo la quotidianità nelle letture. So che non me l’hai chiesto, ma un libro che ricordo ancora con piacere, perché letto in un momento della mia vita in cui ero esattamente ciò che volevo essere (quante poche volte succede!!!) è stato Mai sentita così bene di Rossana Campo, immaginami una sera di ottobre, diciottenne, al primo mese di università, sbragata nel mio monolocale a Milano nella zona di China Town (Via P. Sarpi), tremendamente in ritardo a un appuntamento perché non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine. Il libro islandese di adesso mi ricorda un po’ quello stile di scrittura.

Ps. Ho dovuto riscrivere Reykjavík tre volte prima di farlo nel modo giusto.

Un personaggio letterario che ti è rimasto dentro. 

Uno su tutti, per sempre: Guido Laremi!!! Il co protagonista, assieme a Mario, del romanzo Due di Due di Andrea de Carlo. Questa frase tratta da quel romanzo è spettacolare: “è come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l’unico modo è ROMPERLO. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti…” Lessi questo libro in prima superiore. Me lo passò una mia amica dicendomi: questo a te piacerà! E aveva ragione! Comunque è curioso come la maggior parte dei libri che ho amato non me li sia scelti da sola, ma me li abbiano sempre consigliati persone a me care!

Quali storie ami raccontare di più. 

Quelle dolciamare. Quelle dove vado a scovare sentimenti in bilico tra tristezza e passione. Quelle che a distanza di anni rileggo ancora.

Stai lavorando per la Bakemono a un progetto ancora top secret in tandem con l’illustratore Domenico Scalisi. Senza svelare titolo e contenuto potresti indicare un paio di indizi per incuriosire i lettori che vorrebbero saperne qualcosa di più?

È una storia che, quando mi è stata proposta, non credevo di poter scrivere finché una notte sì è fatta scrivere lei da me. Il protagonista non mi aveva mai ispirato particolarmente simpatia, ma questa nuova angolazione mi ha fatto incuriosire e pensare che in fondo… si poteva fare!

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