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5 agosto 2024

Category: Bakemonolab Diary

categoria creata per lasciare libero sfogo come forma di blog, tutorialing, consigli, per comunicare con gli utenti.

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Vale
martedì, 14 marzo 2017 / Published in Bakemonolab Diary

ANTEPRIMA - BiZed Photozines

Cos’è BiZed Photozines e chi c’è dietro questo progetto?
Michela: BiZed Photozines è una piccolissima etichetta di autoproduzione di fanzine fotografiche fondata da me e Matias, con l’intenzione (penso condivisa da chiunque si imbarchi in un progetto simile) di pubblicare i nostri lavori e quelli di chi ci piace, con scarsi mezzi economici ma parecchia inventiva. Il primo impulso all’autoproduzione per me è venuto circa un anno fa da un workshop organizzato da Funzilla (festival romano sulle photozine) con Michela Palermo, una fotografa giovane molto brava e conosciuta a livello internazionale, che oltre ai lavori su commissione pubblica con continuità photozine di suo materiale personale. Avevamo quindi per le mani questo mio Obsoleto futuribile -già edito nell’esuberante tiratura di tre copie- che volevo semplicemente ristampare, e a Matias (che di suo ha sempre avuto una passione per l’editoria e per il diy) è venuta l’idea di fondare una microetichetta, idea alla quale ho aderito con entusiasmo. Potremmo dire che lui sia la mente e io il braccio.
In ambito fotografico questo genere di operazioni ha qualche detrattore e molti estimatori, ma penso che gli estimatori siano più numerosi dei detrattori, e crescono in continuazione. Questo perché il sottobosco delle fanzine, fotografiche e non, raccoglie in sé forme più eccentriche e libere rispetto al mercato editoriale ufficiale: per quanto assurdo (o pretenzioso) sia il concetto di base che sta dietro a una singola pubblicazione, entrare ogni volta nel mondo creativo di qualcuno che ci ha creduto tanto da fare da sé per me è un’esperienza veramente entusiasmante.
Matias: BiZed è una piccola etichetta di fanzine fotografiche fondata da noi due. Bized infatti non è altro che l’unione dei nostri cognomi. Anche per me il primo incontro con l’universo photozines c’è stato durante un bellissimo festival dedicato esclusivamente alle fanzine fotografiche: il Funzilla Fest. Prima di quel momento per me le fanzine erano principalmente legate alle sottoculture che mi hanno accompagnato e mi accompagnano tutt’ora. Passare al Funzilla Fest è stato come entrare per la prima volta in un appartamento nuovo ed accendere una luce, entrando in contatto così con un nuovo modo di vivere la fotografia, in maniera nuova, inclusiva ed orizzontale.
Di tutto questo mondo mi piaceva l’idea di congiungere un attitudine legata al DiY e all’autoproduzione, finora riscontrata solo in quelle determinate sottoculture, e farla convivere con la fotografia. Una buona parte dei gruppi musicali che ho ascoltato, delle persone che ho incontrato, le ho conosciute leggendo e parlando di fanzine come “Dancing with myself”, “Porrozine”, “Play Fast”, “United Forces” e la recente ma aguerritissima “Disadattack Zine”;
l’idea di ricreare questa spinta al conoscere e al condividere, il trovare un sottobosco così florido nel campo delle fotografia mi ha fatto pensare ad una quadratura del cerchio che cercavo da tempo. Vedendo poi così tanti bei lavori, conoscendo tutta una serie di etichette che già da tempo producono dei lavori di altissima qualità come Monkey Photo, Fugazine, Oscura, solo per citarne alcuni; vedendo questo fermento abbiamo deciso di metterci in gioco anche noi fondando BiZed Photozines.
Il 17 marzo a Spazio Oxygene verrà presentato il primo numero: L’obsoleto futuribile? Potreste anticipare qualcosa?
Michela: L’obsoleto futuribile nasce dal mio interesse per l’archeologia industriale e l’esplorazione urbana, il che significa in estrema sintesi fotografare posti dismessi - soprattutto vecchie fabbriche, scheletri di edifici mai finiti, vecchie aree portuali, ex ospedali e così via. Tutto il materiale inserito nella fanzine è scattato su pellicola b/n ed elaborato successivamente in digitale. Sono anni che giro per luoghi abbandonati con diversi occasionali (o abituali) compagni di ventura, ognuno con le sue motivazioni: dalla documentazione del degrado cittadino, alla critica anticapitalista dell’opposizione tra centro e periferia, dal gusto per l’horror fino al superomismo metallaro. Se non suonasse un po’ autocelebrativo direi che la mia visione è piuttosto tarkovskijana, concentrata sulla percezione di un tempo non cronologico, sull’atmosfera rarefatta di questi luoghi, sull’impossibilità di decifrare -se non parzialmente- le azioni abituali di quando erano ancora in attività, e, non meno importante, sull’incertezza di cosa siano diventati ora che il (dis)uso ne ha modificato la destinazione.
Nel trailer che anticipa l’uscita della fanzine il mantra “taglia, piega, buca e cuci” suggerisce un modo di lavoro ben preciso ma non solo: fa pensare ad una forma di pensiero creativa con un’etica ben definita. Ci raccontate il vostro pensiero al riguardo?
Michela: Il bello di un progetto come questo è la possibilità di unire pensiero e azione: c’è la parte concettuale che spinge a trovare un senso e ad organizzare i contenuti, e la parte “manuale” che impone una ripetizione ritmica che, come un mantra, svuota la mente tenendo occupate le mani. Il principio che sta a monte è che fare da sé impone una disciplina, e che quello che viene fuori è unicamente frutto del proprio sforzo creativo ed esecutivo. Chi compra una copia della nostra fanzine vede in faccia noi e quindi partecipa al nostro sforzo, e contribuisce a trasformarlo in qualcos’altro: soddisfazione per quanto fatto e nuovo impulso per le nuove cose da fare.
Matias: Una delle prerogative del progetto è appunto quello di creare un qualcosa di fotografico attraverso le pratiche dell’autoproduzione. Tutto questo passa attraverso dei momenti, come dice Michela, perfettamente scanditi e ripetitivi. Oltre a questo va aggiunta anche la volontà di tirare fuori un qualcosa di accessibile da parte di un ipotetico fruitore. L’abbattimento dei costi passa così anche attraverso la scelta dei materiali e della rilegatura.
La fanzine fotografica mette in discussione il concetto di esposizione fotografica rendendo parte attiva il pubblico che non subisce più il flusso fotografico ma ne diventa parte integrante, portandosi a casa a tutti gli effetti il nuovo spazio espositivo. Tutto ciò appartiene sì ad una scelta etica molto ampia: alleggerendo la parola da significati religiosi potremmo definirla una “fede” che ci accompagna in tutti i momenti della produzione di questo progetto.
Varla
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Vale
lunedì, 13 marzo 2017 / Published in Bakemonolab Diary

KUROI LIBRI - LAJOIE, IL NARRATORE (di Giovanna Nieddu, L’asino d’oro edizioni)

Lajoie, il narratore di Giovanna Nieddu (L’asino d’oro edizioni)

Ho “incontrato” per la prima volta questo libro al Pigneto, durante una presentazione in uno dei locali dell’isola pedonale. Ho avuto la fortuna di poter vedere e sentire l’autrice leggerne alcuni passi; potrà sembrare una banalità ma nessuno potrà mai interpretare un’opera quanto l’autore che l’ha composta. È sempre bello ascoltare il suono della voce influenzato dai ricordi e dalle emozioni che hanno messo insieme quelle pagine e vedere gli occhi che leggono quelle parole come se le stessero scrivendo di nuovo. La lettura dell’autrice era così coinvolgente e intesa che decisi, in un tardo pomeriggio di settembre, che avrei letto la storia di “Lajoie, il narratore”.

Lajoie è un ragazzo nato in Italia ma portato a Parigi dalla madre quando aveva solo sette anni; per questo, ricorda poco delle sue origini e quasi nulla di suo padre. Giovanna Nieddu ci svela subito il perché lo definisce “il narratore”. Sotto L’arco di Trionfo, infatti, racconta con il suo corpo sensazioni ed emozioni. Le racconta ballando, accompagnato dalla musica dei suoi amici con i quali vive le strade e le piazze di Parigi. La morte della madre lo spinge a fare i conti con il proprio passato; in un certo senso, lo libera e lo spinge a partire per ritrovare quella parte di sé che era nascosta da troppo tempo e lottava per venir fuori. Nella sua avventura in Toscana, Riccardo, questo il suo vero nome, torna nei luoghi della sua infanzia, dove affiorano ricordi sopiti e si trova circondato da una famiglia vecchia e nuova allo stesso tempo, con cui cerca di relazionarsi. Nel mezzo della campagna Toscana, si intrecciano le storie di questi tre ragazzini, Riccardo, suo “fratello” Salvatore e Verena o “Vé-rr-nà” (come sa pronunciarlo solo lei) con cui il narratore riesce a comunicare senza dover ricorrere alle parole. Giovanna Nieddu ci racconta come evolve il legame tra questi personaggi attraverso un linguaggio ricercato. Ci trasporta all’interno di paesaggi meravigliosi e voli in picchiata che arrivano fino al cuore dei protagonisti. L’autrice ci obbliga a vivere ogni singola emozione, ogni parola pronunciata, ogni pensiero in una narrazione mai banale dei vari rapporti umani che Riccardo affronterà con fermezza e coraggio, ma anche un po’ di fatica. Non dico altro per non togliervi il gusto di assaporare questo libro pagina dopo pagina. Vi consiglio, però, di conoscere Lajoie e di accompagnare Riccardo nel suo lungo viaggio.

Daniele Forcella

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Vale
venerdì, 10 marzo 2017 / Published in Bakemonolab Diary

BLACK PHILIP PLAYLIST 0.1

Questa settimana inauguriamo una nuova rubrica: Black Philip Playlist. L’intento è quello di suggerire e condividere senza troppi giri di parole la musica degli artisti che amiamo di più e che più colpiscono la nostra immaginazione. Nel corso delle prossime settimane speriamo di proporvi tante interviste interessanti e di puntare i riflettori su quelli che sono i progetti più stimolanti del panorama musicale alternativo. Oggi rompiamo il ghiaccio con la classifica di Black Philip che ha selezionato tre brani per il week end. Buon ascolto!

  1. SAHE FERNAH - Treha Sektori
  2. THE WORLD IN DEVOTION - November Novelet
  3. PEOPLE - Miserylab

Vi ricordiamo che Black Philip è attivo su Fb! Iscrivetevi al gruppo Black Philip Playlist e avrete accesso a tutti gli approfondimenti degli articoli postati in questa rubrica!

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Vale
venerdì, 10 marzo 2017 / Published in Bakemonolab Diary

TIMES INFINITY di Francesca Pace

Petra e Chiara sono facce della stessa medaglia, si completano pur conservando identità ben definite. Ci parli della loro amicizia e dell’avventura che vivono in Times Infinity?

Petra e Chiara sono una lo specchio dell’altra, le differenze che avrebbero potuto renderle estranee le hanno, invece, rese più forti e hanno fatto sí che alloro rapporto fosse unico e speciale. Petra più introspettiva e problematica trova in Chiara, aperta e solare, la chiave di volta nella soluzione dei suoi problemi e la risposta ai tanti dubbi che la turbano e Chiara, grazie alla determinazione di Petra, affronta la vita con serenità perché sa che la sua amica è sempre la suo fianco. Crescono insieme, cambiano e si evolvono rimanendo sempre loro stesse ma certe di avere qualcosa che pochi al mondo hanno… una sorella non di sangue ma di cuore al fianco. Quello che vivono durante il racconto è straordinario, doloro e incredibile allo stesso tempo. Times intinifty è una storia che racconta la speranza e l’amore… amore di cui loro due sono protagoniste assolute. Petra e Chiara sono unite da un legame intimo e viscerale, un sentimento di amicizia assoluto che le rende inseparabili a dispetto di ogni altra cosa.

Che tipo di personaggi femminili ami descrivere nei tuoi libri? Quali caratteristiche non possono mancare alle protagoniste delle tue storie?

Le protagoniste dei romanzi che ho scritto non sono perfette o esenti da errori e difficoltà, ma mi piace raccontare di donne che cadono infinite volte, ma che sono capaci di fronteggiare le difficoltà, di trarre forza dagli eventi negativi e che sono capaci di rialzarsi dopo ogni caduta. Una caratteristica che, probabilmente, le accomuna tutte è la determinazione che armata di coraggio le spinge a crescere e maturare.

L’eroina di un romanzo che ami in modo particolare?

Non ho un “eroina” preferita… ho amato personaggi diversi per motivazioni differenti. Certo è che per restare nel mio cuore le donne protagoniste delle storie che leggono devono avere una personalità forte, spiccata e, a volte, complessa.

I tuoi prossimi progetti da scrittrice dove ti porteranno? In qualche epoca lontana, in una dimensione parallela… in una storia fantastica e piena di mistero?

Il prossimo progetto editoriale mi riporta la mio primo amore, il fantasy. Sarà una storia magica, articolata e senza tempo che, per certi versi, a causa dell’ambientazione che le ho costruito intorno ricorderà Times. Mi piacciono le narrazioni in cui il tempo e lo spazio non hanno confini e in cui ogni evento è sfumato al punto di acquisire sfumature oniriche.

Da editrice cosa puoi anticipare invece? In quale fiera ti troveremo con la Dark Zone?

La DZ edizioni sarà presente al Comics, fiera comics di Roma, ad aprile. In occasione di questa manifestazione verranno presentati tre nuovi titoli. Due andranno ad arricchire la collana horror e urbani fantasy e un terzo aprirà la collana di fantasy classico. A maggio saremo al salone del libro di Torino dove presenteremo tre nuovi titoli che apriranno la collana di narrativa e l’edizione delux di una saga già edita.

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